Logo I Due Ghiottoni

I Due Ghiottoni - Food is Good

Il lato oscuro del gourmet: quando il cibo è solo apparenza

Il lato oscuro del gourmet: quando il cibo è solo apparenza

Una volta si mangiava per nutrirsi, poi per piacere. Oggi, in molti casi, si mangia per raccontarlo. Il mondo gourmet, nato per celebrare la qualità, la bellezza e la profondità del gesto gastronomico, rischia talvolta di trasformarsi in una vetrina scintillante dove il gusto finisce in secondo piano, sacrificato sull’altare della spettacolarità.

C’è un piatto che arriva al tavolo sollevando una cupola fumosa, un altro cosparso di polveri dorate, un dessert servito su un blocco di ghiaccio illuminato da sotto. Tutto bellissimo, ma alla fine della cena ci si chiede: ho mangiato davvero bene? O sono rimasto abbagliato?

Sempre più spesso il gourmet si piega alla logica dell’estetica, della fotografia perfetta, del piatto che “fa scena”. Le geometrie impeccabili, i colori vivaci, il design del piatto diventano più importanti della coerenza del gusto, della stagionalità o del valore dell’ingrediente. Il cibo si trasforma in contenuto visivo, pensato non per la memoria del palato, ma per il feed di Instagram.

In questo scenario, alcuni ingredienti hanno assunto una valenza quasi simbolica: tartufo, caviale, wagyu, foie gras. Bastano poche scaglie, una goccia, una menzione sul menù per innalzare il prezzo e la percezione del piatto. Ma quanto c’è di reale, di autentico, di emozionante in un raviolo con tartufo estivo grattugiato fuori stagione? O in una fettina di wagyu importato e servito tiepido, più per poterlo scrivere che per proporlo bene?

Non è un attacco al lusso, ma al suo uso come linguaggio vuoto. È il paradosso del gourmet contemporaneo: si spende per dire “l’ho provato”, non perché ci abbia lasciato qualcosa.

Anche la psicologia gioca la sua parte. Lo confermano diversi studi: siamo condizionati dal prezzo, dal branding, dalla presentazione. Se ci servono due oli in bottiglie identiche ma ci dicono che uno costa 60 euro al litro, lo percepiamo come più buono. Il nostro cervello assaggia prima della bocca, e se ci aspettiamo un’esperienza “luxury”, tendiamo a convincerci di averla vissuta.

Ma per fortuna, qualcosa sta cambiando. Sta emergendo una nuova sensibilità, più attenta alla sostanza che all’apparenza. Un pubblico curioso, colto, ma disincantato. Persone che sanno emozionarsi per una zuppa fatta bene, un pane con crosta viva e mollica profumata, un olio extravergine che sa davvero di erba tagliata.

Essere gourmet oggi non vuol dire rincorrere l’eccezionale a ogni costo. Significa coltivare il gusto con rispetto e consapevolezza. Significa riconoscere il valore di un ingrediente buono, raccontarne la storia, sapere da dove viene, chi lo ha prodotto, come è stato trasformato.

Il cibo, quando è autentico, non ha bisogno di effetti speciali. Si racconta da solo.

Il cibo, quando è autentico, non ha bisogno di effetti speciali. Si racconta da solo.

Utilizziamo cookie e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito.